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Meningococco B, caratteristiche e vaccinazione

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Il Meningococco B, insieme alla versione C, è il principale responsabile della meningite nel nostro Paese e in tutto il continente europeo. Ma siamo sicuri di sapere esattamente di cosa si tratta? Quali sono le caratteristiche del virus? Come si trasmette? E la vaccinazione è davvero efficace?

Come si trasmette il Meningococco B

Iniziamo con ordine, e ricordiamo che il Meningococco B si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline nasali e faringee delle persone che risultano essere affette da tale virus. Il virus rimane poi incubato per un periodo di circa 72/96 ore, sfociando i suoi principali effetti soprattutto sulla persone più giovani e, in particolare, in quelle di età inferiore ai 5 anni. Si registrano comune incidenze maggiori della media anche nei giovani sotto i 25 anni di età e, nell’età adulta, nelle persone che per lavoro o per piacere si trovano molto spesso a viaggiare in giro per il mondo.

Come rendersi conto di essere malati

La malattia “tipica” del Meningococco B è la già ricordata meningite, facilmente individuabile attraverso sintomi che possono ricordare quelli dell’influenza. Dunque, costituiscono “spie” utili per poter individuare correttamente la meningite la comparsa improvvisa di febbre, cefaelee, rigidità del collo, nausea, vomito, particolare sensibilità alla luce, confusione.

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Vi sono inoltre alcune altre malattie provocate dal Meningococco B come ad esempio la sepsi meningococcica (riconoscibile per rash cutanei, febbre, ipotensione, insufficiente multi organo, e così via), e ancora polmoniti, artrici, otiti, epiglottiti.

Quanto è diffuso il virus

Non è agevole cercare di comprendere quanto sia realmente diffuso il virus nel nostro Paese e in tutto il mondo. In linea di massima, si può tuttavia riscontrare una diffusione maggiore nei Paesi africani e, in particolar modo, in quelli sub sahariani. È inoltre noto che nei Paesi ad alto reddito, e con clima temperato, come ad esempio l’Europa, la diffusione del virus è abbastanza rara, pur non assente.

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Sempre nel nostro Paese, la maggior parte dei casi di meningite è generata dalla versione B del meningococco, fronteggiata tuttavia adeguatamente con il passare degli anni dalla presenza di sierotipi sempre più efficaci.

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I vaccini contro il Meningococco B

In Italia i vaccini contro il Meningococco riguardano principalmente i ceppi B e C. Proprio grazie alla vaccinazione, il numero delle segnalazioni di malattie è andato gradualmente a diminuire dal 2010, pur con qualche distinguo: da quell’anno ad oggi sono infatti state confermate le prevalenze dei ceppi B e C, ma con un incremento del primo e una diminuzione del secondo.

Pertanto, la “vera” sfida contro il Meningococco non può che rappresentare proprio il ceppo B. A tal fine, giova ricordare come l’Agenzia europea per i medicinali abbia autorizzato l’immissione in commercio nel 2013 di un vaccino contro il Meningococco B, che si aggiunge ad altri due vaccini già disponibili contro il gruppo C e contro i gruppi A, C, W135 e Y.

Il nuovo vaccino contro il gruppo B serve dunque a cercare di prevenire più efficacemente la meningite. Tuttavia, trattandosi di un vaccino molto recente, la sua introduzione sul mercato non può che essere stata accompagnata con particolare incertezza e con il comune scetticismo.

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In tale ambito, ricordiamo che l’introduzione di un vaccino all’interno di un mercato territoriale è una procedura che conclude un iter molto lungo che passa (anche) attraverso l’effettuazione di procedure di valutazione molto attente, e che di norma non riguardano un unico ente (ne è dimostrazione che lo stesso vaccino è già stato introdotto anche in America, dopo aver passato i controlli della Food and Drug Administration).

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Nonostante ciò, bisogna comunque tenere in considerazione che il vaccino ha dato risultati positivi, su un campione limitato (meno di 9.000 persone): è proprio per questo motivo che le autorità stanno continuando a valutare la sua efficacia e eventuali reazioni avverse che, attualmente, non sembrano essere presenti in misura degna di nota.

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Per quanto invece concerne la sua efficacia, gli studi che sono stati condotti finora dimostrano che il vaccino è effettivamente valido per poter proteggere in modo significativo dall’infezione, pur non avendo l’assoluta validità (il vaccino protegge infatti contro la maggioranza significativa dei ceppi di Meningococco B, ma non contro la loro totalità).

Per quanto infine riguarda gli effetti collaterali del vaccino, quello più frequente è stata la febbre, sebbene in grado di risolversi rapidamente. Sono stati a volte riscontrati altri elementi di reazione avversa locale, come dolore, gonfiore e indurimento della zona dell’iniezione. In casi più rari, irritabilità e malessere generale che sono stati identicamente risolti in pochi giorni.