Fumo in gravidanza
Gravidanza

Fumo in gravidanza: rischi per la mamma ed il bambino

Fumo in gravidanza

I rischi per il feto, oltre che per se stessa, sono innumerevoli e molto gravi: se è SEMPRE sconsigliabile fumare, in gravidanza il fumo è assolutamente vietato. Vediamo perché.

Persistere con il vizio del fumo in gravidanza significa esporre il nascituro ai rischi del cancro nelle sue molteplici e nefaste declinazioni. Ma significa anche esporlo a rischi come la nascita prematura, danni ai polmoni, alle cellule o rischi delle crescita e malformazioni.

La connessione tra tumori maligni infantili e genitori fumatori, e soprattutto il fumo in gravidanza, compreso il periodo di gestazione, è stata studiata da eminenti ricercatori del Centro Tedesco di Ricerca Sul Cancro. Analizzando i dati del Registro Svedese del Cancro, i ricercatori hanno stilato cifre allarmanti (Ricerca sul cancro di Heidelberg). Per una mamma fumatrice il rischio di vedere ammalare il proprio figlio di cancro ai polmoni è 1,7 volte maggiore rispetto a memme no fumatrice. E andando avanti nei risultati leggiamo: cancro alla vescica ed alle vie respiratorie 1,5 volte in piu’ mentre il cancro al naso il rischio è 4 volte in più.

Determinanti quindi i prodotti della nicotina che un bambino riceve quando ancora è nel grembo materno o dal latte della mamma.

Fumo in gravidanza: un triste elenco di “effetti collaterali”.

Il rischio di un parto prematuro è aumentato, nel caso di mamma fumatrice, di circa 7 volte. Basti pensare che alla nicotina ed alle altre sostanze contenute nelle sigarette sono imputate ben il 15% dei parti prematuri.

Il fumo in gravidanza di un pacchetto e più al giorno significa raddoppiare il rischio di un distacco della placenta  con conseguente morte del feto. I ricercatori tedeschi hanno stimato che il 25% delle morti fetali sono da attribuire all’assunzione di nicotina ed altri additivi, oltre le 20 sigarette al giorno, da parte di donne in gravidanza.

fumo in  gravidanza

Anche alcune malformazioni, come il labbro leporino, potrebbero essere imputate al fumo in gravidanza, in quanto il feto, molto più sensibile dell’adulto alle sollecitazioni della nicotina e degli altri additivi, ha tutti gli organi in formazione.

La nicotina da fumo in gravidanza interviene anche nella riduzione del flusso sanguigno nella placenta. Questo non permette la corretta irrorazione dei tessuti del feto determinando un ritardo nella crescita ed un rallentato aumento di peso.

Non va poi trascurato un aspetto relativo alla dipendenza da nicotina del nascituro. I figli di madri fumatrici, presentano piu’ recettori nicotinici nel cervello. Questo significa che potrebbero sviluppare una naturale inclinazione a divenire a  loro volta fumatori.

Da un altro studio di ricerca, condotto stavolta dal professor John Warner, dell’Università di Southampton in Inghilterra, in occasione del Congresso mondiale sulle allergie, è emerso il rischio elevato di un bambino proveniente da famiglia di fumatori a sviluppare allergie. Un rischio che travalica le generazioni, tant’è che nella relazione del professore Warner si parla di “nonne fumatrici” ed albero genealogico di fumatori e non fumatori.

Insieme ai suoi colleghi ha intervistato i genitori di 908 bambini e analizzando le risposte è emerso che i nipoti risultavano gravati dal fumo anche se non avevamo mai avuto contatti con i nonni fumatori. Se una donna incinta fuma, probabilmente danneggia il patrimonio genetico degli ovuli nel feto di sesso femminile, afferma Warner. Per uno strano gioco della natura poi,  questi ovuli danneggiati, determinano una percentuale molto più alta di “nipotini” nati predisposti allo sviluppo di allergie.

Ancora proseguendo in questa lunga lista nera c’e’ da ricorda che feti e bambini, se esposti al fumo del tabacco soffrono piu’ frequentemente di disturbi cronici delle vie respiratorie, sviluppando problemi di asma, respiro sibilante ed altre allergie.

Fumo in gravidanza: conclusioni

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Se mai a questo breve articolo possa esserci una conclusione, al di là di facili moralismi rimane il fatto che una gravidanza, una gestazione dovrebbe essere un atto di responsabilità verso chi non ci ha chiesto nulla, meno che mai venire al mondo. E quanto meno dovremmo garantirgli, al nascituro, quel minimo di sicurezza vitale.