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Guide e Consigli

Pur essendo moderni, ecco l’abc dell’educazione che dobbiamo insegnare ai nostri figli

 

Ciao, grazie, per favore…: ”parole dimenticate” che rischiano di non entrare mai a far parte del vocabolario dei bambini, che diventano adulti maleducati e pretenziosi, piccoli e grandi tiranni in un mondo in cui le buone maniere sono in ‘via di estinzione’. Ma per insegnare l’educazione è meglio essere genitori autoritari o permissivi? Nessuno dei due. La via migliore è quella dell’autorevolezza, dicono psicologi ed esperti dell’età evolutiva.

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“Educare – non lo diremo mai abbastanza – deriva da educere, cioè guidare senza soffocare: affetto e rimprovero, insomma, hanno uguale importanza”, sosteneva Giovanni Bollea, padre della moderna neuropsichiatria infantile (Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli).
C’è una evidente carenza di buone maniere che parte già dai bambini molto piccoli, non abituati a salutare, ringraziare, chiedere per favore, parole di cortesia semplici ma fondamentali. Il mito del piccolo selvaggio (Rousseau) si è tradotto in realtà, come spesso lamentano maestri e professori a scuola: ai bambini, non si sa perché, oggi tutto è permesso. Invece, per crescere bene e serenamente i bambini hanno bisogno di limiti, regole e di consolidare buone abitudini di comportamento. I genitori, rinunciando al loro ruolo di educatori, finiscono per vivere un quotidiano inferno alla mercé del loro piccolo tiranno, basato sull’affettività

  • i bambini hanno bisogno di regole: le regole devono essere chiare, precise e adeguate all’età del bambino;
  • i bambini prendono sul serio chi è coerente: non abdicate alla regola educativa per evitare un capriccio: avete perso la fiducia del bambino;
  • se, nonostante tutto, la risposta del bambino è ancora poco convinta e il bambino urla e fa capricci, no cediamo al capriccio anche noi, urlando tanto quanto per sovrastarlo, ma abbassiamo la voce: il bambino ne risulterà spiazzato;
  • se si mostra arrabbiato, anche noi mostriamo di comprendere le sue ragioni, tuttavia non poniamo deroghe alla regola;
  • Quando il bimbo non sente ragioni e si oppone con tutte le sue forze a un ‘no’, il genitore dovrebbe mantenere (a tutti i costi) il controllo anche se (forse) non è sempre facilissimo. L’umorismo è sicuramente una risorsa che va attivata e funziona subito, noi impariamo attraverso le esperienze positive, e poi riapplichiamo quanto appreso ad altre situazioni.
  • Ai bambini non fanno bene paragoni e ricatti Secondo gli psicologi minacce, più o meno sottili, paragoni con tutti i compagni ‘più bravi’ e ricatti morali (o peggio ancora punizioni corporali) non funzionano. Perché l’accettazione di un regola, basata solo sulla paura (o l’umiliazione), non è uno stimolo per la crescita.