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Bambini plusdotati: perché non possiamo imparare anche noi, a scuola?

 

Certo, loro a scuola non imparano nulla, si annoiano, sanno tutto perché apprendono molto meglio degli altri, e prima degli altri, ciascuno stimolo a cui siano esposti. Non sono bambini che ricevono più stimoli: sono semplicemente diversi. Eppure, come tutti gli altri, sono bambini. Hanno bisogno di giocare, di sentirsi all’altezza della situazione e di imparare, perché hanno una curiosità più grande di loro. Sono i cosiddetti piccoli geni, quelli che la scienza chiama “gifted”, ovvero bambini che hanno ricevuto in dono una intelligenza maggiore degli altri. Ma a scuola vengono trattati malissimo: obiettivamente disturbano, perché si annoiano. E allora? Dobbiamo rimanere con le mani in mano? (continua dopo la foto)

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Finora si fa molto poco: c’è il LAbTalento di Pavia, l’omologo del centro talento dell’Università del Connecticut che indaga, ricerca e propone soluzioni didattiche nelle scuole, ci sono alcune scuole che aderiscono alla proposte del LABTalento e, oltre l’adesione spontanee di queste c’è il baratro, c’è il racconto raccapricciante dei genitori e dei loro bambini trattati come “disturbati”, autistici, affetti da sindrome di Asperger, asociali. Ma forse qualcosa sta cambiando e una buona prassi è partita proprio dal Sud (continua dopo le foto).

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Si è tenuto a Bari infatti un convegno organizzato dall’associazione di promozione sociale Città dei bimbi, che ha scritto un protocollo per mettere insieme vari partner: la scuola – con l’Ufficio scolastico Provinciale – l’istituzione – Comune di Bari e Regione Puglia –  il mondo delle imprese – Confindustria Bari -BAT – i centri di ricerca – Università di Bari e Politecnico, i privati – MyEnglish Italia: a partire dal prossimo anno scolastico alcuni imprenditori adotteranno due scuole per iniziare la formazione dei docenti e uno screening su tutti i bambini per rilevare tutti quelli ad alto potenziale. Il LAbTalento di Pavia proporrà a queste scuole degli strumenti didattici adatti ai bambini plusdotati che presto troveranno anche a Bari laboratori che siano pane per i loro denti: coding, robotica, matematica e inglese. E mentre a BAri si lavora un occhio è rivolto a ciò che succede al Miur: “”Spesso – dice Angela D’Onghia, sottosegretaria all’Istruzione, intervenuta all’incontro – bambini con un alto potenziale cognitivo vengono emarginati ed esclusi dalla società e la scuola non sempre è in grado di riconoscerli. Da qui l’importanza di preparare gli insegnanti a individuare le caratteristiche di questi bambini attraverso un lavoro di formazione basato su programmi didattici personalizzati che stimolano gli interessi dei piccoli plusdotati”. “Abbiamo bisogno che la scuola si occupi anche di questi bambini, la scuola è di tutti” sottolinea Elisa Forte, Presidente di Città dei bimbi.