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Utero ingrossato, ecco quando si tratta di adenomiosi

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Tra le numerose determinati dell’utero ingrossato, spesso in grado di influenzare con grave preoccupazione la donna (ma fortunatamente solo in parte minoritaria legate a conseguenze potenzialmente pericolose) c’è l’adenomiosi, un termine che è utilizzato per indicare quella condizione patologica benigna in cui una parte del tessuto dell’endometrio si sviluppa lungo le pareti muscolari dell’utero producendo un suo ingrossamento.

Come appena ricordato, si tratta di una condizione di natura benigna la quale, tuttavia, non è certo priva di conseguenze e di fastidi per la donna, tanto da spingere spesso in maniera tempestiva verso un trattamento farmacologico e/o chirurgico. Ma quali sono le cause? E come si tratta questa forma di utero ingrossato?

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Cause

Non è ancora ben noto quali siano le cause dell’adenomiosi. Tuttavia, diversi studi hanno potuto individuare una serie di correlazioni tra l’insorgenza del disturbo e alcuni fattori come la legatura delle tube, l’aborto, il taglio cesareo, i parti multipli, gli interventi chirurgici a livello dell’utero.

Come si manifesta?

L’adenomiosi può comparire in diversi modi: in alcuni casi non determina alcun sintomo, in altri casi si manifesta in maniera molto incisiva e debilitante. Tra questi ultimi, si pensi a crampi mestruali piuttosto dolorosi, perdite uterine tra le mestruazioni, dolore durante i rapporti, anomali sanguinamenti uterini, e così via.

Ci sono rischi?

La donna che è colpita da adenomiosi è più colpita rispetto ad altre da una serie di rischi come il parto pretermine o la rottura anticipata delle membrane durante la gravidanza. Da non dimenticare inoltre che l’adenomiosi senza sintomi può produrre effetti come il sanguinamento improvviso uterino, e altre situazioni che potrebbero impattare negativamente sulle abitudini di vita della donna.

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Come curarla

Una volta diagnosticata, l’adenomiosi può essere curata con terapie che varieranno sulla base della gravità della condizione e dell’età della donna. In alcuni casi potrebbe essere sufficiente procedere a una c.d. “terapia del dolore” mediante somministrazione di farmaci analgesici e antinfiammatori. In altri casi è possibile che il medico possa consigliare una terapia ormonale.

Non sono infine da escludere i trattamenti chirurgici di rimozione dell’utero, da riservarsi esclusivamente ai casi più complessi, e specialmente quando la donna è molto giovane e lamenta un dolore talmente incisivo e persistente da compromettere in maniera negativa le attività quotidiane. Ad ogni modo, una volta superato il confine della menopausa, i sintomi tendono a scomparire. Non risulta invece necessaria alcuna rimozione delle ovaie.