Tetraparesi spastica
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Tetraparesi spastica: In cosa consiste e perchè accade

Tetraparesi spastica

La tetraparesi spastica è una delle forme di paralisi cerebrale infantile: una situazione contraddistinta da problemi senso motori, generalmente realizzati in seguito a un danno cerebrale che si verifica nei primi anni dell’infanzia e, per convenzione riconosciuta, entro i primi 5 anni di vita. Ma come è possibile classificare le paralisi cerebrali? E quali sono le caratteristiche di questo grave scenario?

Quante forme di paralisi cerebrali esistono?

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Iniziamo con il ricordare che di norma in dottrina vengono distinte tre diverse forme di paralisi cerebrale. La prima è relativa alla c.d. “forma piramidale”, a sua volta suddivisa in:

  • Emiplegia: è la forma di paralisi che colpisce 2 arti nello stesso lato (pertanto, braccia e gamba destra, o braccia e gamba sinistra);
  • Emiplegia doppia: è la forma che colpisce tutti e 4 gli arti, con una prevalenza di gravità per quelli superiori;
  • Quadriplegia o tetraparesi spastica: è la forma che colpisce tutti e 4 gli arti, con prevalenza di gravità per quelli inferiori;
  • Diplegia: è la forma che colpisce tutti e 4 gli arti, con prevalenza di gravità, piuttosto marcata, per quelli inferiori.

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Oltre alle forme di paralisi cerebrale “piramidale” (tra cui rientra lo specifico approfondimento odierno, legato alla tetraparesi spastica), è bene ricordare che esistono altre due forme dottrinali di paralisi: la forma extrapiramidale (discinesia, rigidità atassia) e la forma mista, con caratteristiche integrate di entrambe le prime due forme suddette.

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Perchè accadono le paralisi cerebrali?

Stabilito quanto precede, possiamo cercare di compiere un ulteriore passo in avanti cercando di comprendere quali siano le principali cause di paralisi cerebrale. I fattori sono invero molto numerosi e, tra di essi, possiamo cronologicamente distinguere i fattori prenatali, da quelli post nascita.

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Tra i fattori prenatali a sua volta è possibile distinguere le malformazioni cerebrali, le anomalie cromosomiche, le infezioni durante la gestazione, i traumi perinatali, l’ittero neonatale, le meningiti, le encefaliti, le tromboflebiti dei vasi cerebrali, i disturbi elettrolitici.

Le condizioni che spesso sono associate alla paralisi infantile sono invece il basso peso alla nascita (inferiore ai 2 kg), la gestazione troppo breve (la causa è in questo caso ricondotta all’emorragia intraventricolare), la malnutrizione in sede intrauterina (che può determinare anossia cerebrale, ovvero la mancanza di ossigeno).

I sintomi clinici della situazione sopra descritta vengono generalmente indirizzati verso la paralisi con irrigidimento muscolare, le contratture muscolari, i disturbi nella camminata e nella coordinazione, movimenti involontari, diminuzione dei movimenti spontanei, paralisi con rilasciamento muscolare, ipotonia. A tali disturbi sovente si può associare epilessia, ipotermia, deficit sensitivo, linguaggio ritardato, disturbi e ritardi nell’apprendimento, ritardo intellettuale, disturbi visivi, tremolio dell’occhio.

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Come diagnosticare la tetraparesi spastica?

Purtroppo nei primi mesi di vita non è facile diagnosticare la malattia, visto e considerato che alcuni sintomi vanno e vengono, e altri sono destinati a comparire in un secondo tempo. La diagnosi è ad ogni modo effettuata attraverso una serie di accertamenti di laboratorio e indagini strumentali per cercare di comprendere la causa del danno cerebrale.

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Non esistendo una terapia che possa correggere le cause, l’unica cosa che si può fare è procedere lungo una terapia riabilitativa con fisioterapia, che si propone di favorire lo sviluppo motorio. Possono inoltre rendersi necessari, al fine di agevolare l’esistenza del bimbo, docce contenitive e interventi chirurgici.

Il medico potrebbe inoltre suggerire una terapia farmacologica che possa ridurre l’ipertono, evitare convulsioni, integrare un’alimentazione che potrebbe essere difficoltosa. Per quanto infine attiene la mortalità, le statistiche più recenti affermano che il 5% dei pazienti muore tra i 10 e i 20 anni per infezioni o male epilettico. Una prognosi tempestiva è fondamentale per cercare di gestire fin da subito le terapie.

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