Malattie

Bambini e malattie: dai tumori si può guarire (e lo si fa più spesso di quanto pensiate)

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La malattia di un bambino è qualcosa che lascia dei seri strascichi anche nei genitori e in tutte le persone che vogliono bene al piccolo. Perchè se la patologia grave è qualcosa di drammatico in qualsiasi persona, non può che assumere un connotato ancora più profondo e straziante quando ad essere colpita è una giovane vita che non ha ancora avuto modo di apprezzare tutte le bellezze della nostra esistenza. Tuttavia, guai a darsi per vinti: dai tumori infantili si può guarire e, anzi, lo si fa molto più spesso di quanto probabilmente possiate immaginare.

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A confermarlo sono gli ultimi dati elaborati in occasione sull’ultimo congresso dell’Asco, la società americana di oncologia clinica, all’interno del quale sono state svelate le statistiche relative allo studio Childhood Cancer Survivor, finanziato dall’istituto nazionale di salute degli Stati Uniti. Nello studio sono state monitorate attentamente le storie di circa 34 mila bambini affetti da tumore negli States e in Canada, e che, nell’80%, hanno potuto sopravvivere per almeno 5 anni dalla diagnosi.

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Non solo: oltre ad essere confortanti sul breve termine, con un tasso di guarigione che può essere considerato soddisfacente in termini di allungamento delle speranze di vita, il risultato sembra essere molto incoraggiante per quanto concerne i risultati a lungo termine. L’analisi ricorda infatti come fino a non troppo tempo fa i bambini guariti subivano dei danni a lungo termine, con diminuzione evidente della propria qualità della vita, o debilitazioni tali da rendere l’esistenza impossibile nel corso degli anni (fino, in alcune ipotesi, a favorire recidive).

I dati, d’altronde, parlano chiaro: i bambini che hanno avuto una diagnosi di cancro nel 1970 sono morti entro i 15 anni dalla diagnosi nel 12,4% dei casi, contro una percentuale dimezzata (6%) nella rilevazione del 1990. Ancora, studi precedenti hanno segnalato come la morte entro i 30 anni dalla diagnosi sia stata pari al 18% dei bambini, spesso a causa della tossicità delle terapie. Proprio per questo motivo, ricorda il dossier, l’evoluzione positiva dei dati sembra essere in buona parte ascrivibile al fatto che le cure sono evidentemente migliorate, e che – d’altra parte – ad essere migliorate sono anche le attività di screening e gli strumenti di diagnosi.

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Non rimane che sperare che i dati possano svilupparsi ancora più positivamente nel corso del prossimo futuro, auspicando che la ricerca possa compiere nuovi passi in avanti nel raggiungimento di un obiettivo ancora più ottimistico.