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Gravidanza

Maltrattate e umiliate: in sala parto succede anche questo. #BastaTacere, le donne si ribellano

 

Senza bere per 24 ore, costrette a subire manipolazioni dolorose al collo dell’utero e punti di sutura senza anestesia. Maltrattate, umiliate, medicalizzate anche quando non serve. È l’esperienza da incubo che purtroppo numerose donne riferiscono di avere sperimentato in sala parto, in balìa di medici che non lasciano facoltà di scelta alle partorienti e decidono in maniera frettolosa cosa è meglio per loro e il bambino. A volte causando traumi fisici e psichici.

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Per questo è nata la campagna #BastaTacere, lanciata nei social da Elena Skoko e Alessandra Battisti del Network internazionale “Human rights in childbirth” (Diritti umani alla nascita), sulla falsariga dell’hashtag internazionale #breakthesilence.

“Se durante l’assistenza al parto avete vissuto esperienze di abuso, maltrattamenti o violenza, vi chiediamo di scrivere la vostra esperienza su un foglio intitolandolo #bastatacere e postarlo.” chiede la pagina Facebook di #BastaTacere, alla quale sono arrivate in 48 ore centinaia di testimonianze da brivido.

“Il bambino si presentava podalico. Nessuno mi ha informato che potevo aspettare il travaglio e partorire naturalmente come avviene negli altri Paesi europei. ‘Meglio il cesareo!’ continuavano a dirmi. Ho sofferto tantissimo per settimane, il mio allattamento è fallito dopo giorni di lacrime”, scrive una donna che come molte altre preferisce rimanere anonima. Ora, scrive, è nuovamente incinta e per la seconda volta il medico propone un cesareo.

“Embolia post partum. Il medico obiettore di coscienza nonostante 36 ore di travaglio non la voleva far partorire. Hai i fianchi larghi disse. Perse conoscenza per 3 giorni, febbre, intubazione, catetere sotto osservazione della rianimazione. In pratica visse 3 giorni fra la vita e la morte e tutt’ora ha serie conseguenze ai polmoni. Storia vera : 1 Gennaio 1996. La partoriente ero io”, scrive una utente nei commenti.

“La dottoressa mi rise in faccia quando le chiesi di continuare l’apermus durante il travaglio”, racconta un’altra mamma che sembra tristemente sommare maltrattamenti fisici e psicologici insieme. Lasciata senza cibo né acqua per quasi 24 ore, dopo il parto viene cacciata dalla nursery: non può vedere il bimbo.