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Bambino

Come farsi ubbidire dai figli senza alzare la voce

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Per farsi ubbidire dai figli alzare la voce non è certo il metodo più piacevole, né quello più efficace. Ad esserne convinti sono due ricercatori americani, Ming Te Wang e Sarah Kenny, che in uno studio pubblicato pochi mesi fa sulla rivista “Child Development”, sostengono che le urla, anziché migliorare il comportamento dei ragazzi, finiscono con il peggiorarlo e, altresì, indurre e favorire stati depressivi e antisociali.

Eppure, nonostante tale evidenza, è fin troppo palese che i genitori tendono ad urlare sempre più spesso. Poiché, probabilmente, spiegano gli esperti, non hanno un progetto educativo chiaro, e forse hanno memoria di vecchi schemi formativi, in cui il genitore era una figura autoritaria che si faceva obbedire perché fondava il suo rapporto con i figli sulla paura. Oggi fortunatamente quel modello è stato abbandonato, ma il nuovo modello educativo non sembra essere totalmente convincente.

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Il genitore cerca di essere accondiscendente e “amico” del figlio, supportandolo nelle sue decisioni. Ma quando i risultati non arrivano, a volte il genitore troppo emotivo perde il controllo e, appunto, alza la voce(o, peggio, picchia il figlio).

Daniele Novara, nel suo libro “Urlare non serve a nulla”, edito da Bur, ricorda che “il bambino a cui abbiamo urlato, che abbiamo sgridato, strattonato, l’adolescente sminuito, umiliato, acquisisce un senso di sé svalutato. Svilupperà un’autostima molto bassa. Che lo farà stare male e che comprometterà il rapporto che i genitori vorrebbero avere con lui. Occorre invece pensare a un modello di educazione dove l’aspetto organizzativo prevalga su quello emotivo, che costruisca una prospettiva efficace e precisa per mantenersi alla giusta distanza dai propri figli, offrire loro la sicurezza di cui hanno bisogno ma garantire allo stesso tempo tutta l’autonomia possibile”.

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Ecco dunque 5 regole che potrebbero aiutare a ottenere importanti vantaggi, senza ricorrere alle urla.

Coesione

Le regole vanno stabilite da entrambi i genitori, in maniera tale che ciascuno di essi abbia la sua responsabilità nell’educazione, e che i figli non finiscano con l’avere confusione (appoggiandosi alternativamente e opportunamente all’uno o all’altro genitore a seconda della convenienza).

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Chiarezza

Le regole devono essere chiare e semplici, ben comprensibili al bimbo, impersonali. Meglio pertanto dire “E’ l’ora di andare a dormire”, piuttosto che “Sbrigati, vai a dormire”, oppure “A tavola si sta seduti e si resta a tavola finché tutti hanno finito”, piuttosto che “Stai fermo e seduto! Giocare con il cibo è da maleducati”.

Realismo

Non imponete al bambino delle regole che sarebbero irrispettabili. Ad esempio, non pretendete che stia troppo tempo seduto alla sedia di un ristorante: è impossibile, o quasi.

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Sostenibilità

Cercate di non imporre regole che il bambino non può oggettivamente rispettare. Ad esempio: “Vai pure a giocare ma non sporcarti” o la fin troppo frequente “Corri ma non sudare”. Regole non sostenibili creano sfiducia nel bimbo, e tensioni nel sistema organizzativo.

Ragionevolezza

Fate in modo che dietro ogni regola ci sia una piccola motivazione educazionale, e domandatevi dunque se sono utili per la crescita del bimbo.

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