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Una vera vergogna! Questo è Gabriele Salvatore, il figlio di Totò Riina. È stato condannato per mafia eppure ha ottenuto una “concessione” che fa infuriare

 

Una nuova bufera in Italia per le “concessioni” fatte a condannati per mafia. E ancora una volta di mezzo ci sono scelte discutibile di alcuni parroci. Tanto più che il suo non è un nome qualunque. È stato condannato per mafia, è in soggiorno obbligato a Padova, la procura antimafia di Palermo è convinta che non abbia mai interrotto i suoi rapporti con il clan, ha il divieto di tornare a Corleone dal 2011, quando fu scarcerato. Eppure a Riina junior (Giuseppe Salvatore) è stato concesso di rientrare a Corleone, la sua patria, per fare il padrino di battesimo a una nipote. Come riporta Tgcom24, a dargli questa possibilità sono stati due parroci, uno della provincia di Padova, dove è in soggiorno e quello di Corleone, don Vincenzo Pizzitola, che non ha mosso obiezioni all’arrivo in paese del figlio del boss. Un “permesso speciale”, scrive “Repubblica”, che ha fatto infuriare il vescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi. “Né io né la Curia eravamo informati – dice -. Consentire al figlio di Riina di fare il padrino di battesimo è stata una scelta censurabile e quanto meno inopportuna, che io non approvo”. (Continua dopo la foto)


riinadentro1Il parroco di Corleone, aggiunge, ha detto che c’era un certificato di idoneità di un parroco della diocesi di Padova, e che c’era il permesso del giudice per il viaggio in Sicilia. “Ma io resto della mia idea”, precisa. Un padrino di battesimo, spiega, “deve essere il garante della fede, deve dare testimonianza con le sue azioni. E non mi risulta che il giovane abbia mai espresso parole di ravvedimento per la sua condotta”.

(Continua dopo le foto)

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riinadentroAd agosto del 2015, creò scandalo il funerale-show, con carrozza trainata da sei cavalli e petali di rosa lanciati da un elicottero, celebrato nel cuore di Roma in onore di Vittorio Casamonica capo del clan omonimo. Con il mondo politico allarmato dai “segnali mafiosi”, interpretati come una “sfida allo Stato”.