Singhiozzo nei neonati
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Singhiozzo nei neonati, da cosa dipende e come farlo passare

Singhiozzo nei neonati

Il singhiozzo è una manifestazione estremamente comune nei neonati. Fino ai primi 12 mesi di vita è possibile che possa contraddistinguere una buona fase della vita del bebè, senza dover creare necessariamente delle preoccupazioni. In alcuni casi compare dopo la poppata, mentre in altre ipotesi può comparire quando meno ve lo aspettate. Insomma, un evento davvero “misterioso”, sul quale val la pena soffermarsi per qualche minuto, nella speranza di chiarire alcune delle principali domande poste dalle neomamme.

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Da cosa dipende il singhiozzo nei bambini?

Il singhiozzo nei bambini più piccoli è generalmente riconducibile al fatto che l’apparato digerenti del neonato non è ancora “maturo”. Di norma il singhiozzo non è associato ad alcun ulteriore fastidio. Ne consegue che se il bimbo non manifesta dei problemi o dei disagi, i genitori farebbero bene a non far “pesare” eccessivamente questa condizione, poichè si creerebbe un inutile ammontare di tensione e di stress sul piccolo.

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Alcuni bambini riescono ad esempio ad addormentarsi regolarmente pur avendo il singhiozzo, dimostrando dunque che non si tratta di un fenomeno particolarmente pregiudizievole per la regolare conduzione della vita quotidiana. Per i piccoli, infatti, il singhiozzo è un fatto normale, un evento tipico della primissima infanzia, esattamente come avviene con altri elementi “ricorrenti” come possono essere i rigurgiti o i piedini freddi.

Ne consegue che se il vostro bimbo ha il singhiozzo, e contemporaneamente non ha altri sintomi (come il digiuno o la febbre o la stitichezza), non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Come far passare il singhiozzo ai neonati

Nonostante quanto sopra, potete comunque fare qualcosa per cercare di far passare in tempi rapidi il singhiozzo ai vostri bebè. Un rimedio naturale molto semplice da applicare potrebbe ad esempio essere quello di bere qualche sorso di acqua, lasciata intiepidire, somministrandola con un cucchiaino o con il contagocce.

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Un altro rimedio è quello di far starnutire il vostro bimbo: provate ad esempio a solleticare il naso del piccolo. Lo starnuto farà distendere il diaframma, il muscolo che con le sue contrazioni involontarie provoca il disturbo. Ancora, potete provare ad attaccare il bebè al seno, visto e considerato che le narici saranno tappate dalla mammella e in questo modo eviterete al bimbo di ingerire aria (a proposito: esistono delle apposite tettarelle anti-singhiozzo, che si differenziano da quelle ordinariamente presenti nel biberon per la loro assenza di aria).

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Da evitare è invece la possibilità di chiudere con le mani le narici del naso del bimbo (finireste con l’innervosirlo!) o ancora utilizzare del succo di limone, che contenendo acido ascorbico, stimolerebbe le terminazioni nervose coinvolte proprio nel meccanismo del singhiozzo (attenuandone il disturbo) ma, di contro, espone il piccolo a una reazione allergica.

Singhiozzo nei neonati, in alcuni casi meglio chiamare il pediatra

Dalle righe che precedono abbiamo avuto modo di comprendere quanto sia “normale” il fenomeno del singhiozzo e, pertanto, quanto poco vi sia da preoccuparsi. Tuttavia, vi sono alcuni casi che richiedono comunque un consulto dal pediatra, al fine di intervenire in maniera più accorta.

Ad esempio, quando il bimbo ha superato l’anno di vita, gli episodi di singhiozzo dovrebbero tendere progressivamente a ridursi e a presentarsi in via occasionale (un pò come succede per gli adulti, che possono soffrire di singhiozzo dopo una grassa risata o dopo un pasto eccessivamente affrettato). Se tuttavia le crisi di singhiozzo sono frequenti, tanto da infastidire il piccolo e disturbare il suo riposo, è meglio consultare il pediatra.

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Ancora, il singhiozzo persistente, che non si riesce a “debellare” con i semplici rimedi di cui sopra, potrebbe essere il frutto di un problema più serio, che andrebbe diagnosticato in modo tempestivo e affrontato nel modo appropriato. In ogni caso, niente paura: nella stragrande maggioranza dei casi non si tratterà di una patologia preoccupante, ma di uno scenario che è comunque meglio chiarire per il benessere del piccolo.

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Infine, attenzione che il singhiozzo non derivi da ingestione di un corpo estraneo (come può essere un piccolo oggetto) o ancora a una qualche forma di intossicazione (se il piccolo ha inalato o ingerito una sostanza irritante).

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Se pertanto avete dei dubbi, portatelo dal pediatra, che sottoporrà il piccolo a una visita accurata per poter individuare la causa del problema e proporre dunque il rimedio più adatto, puntando ad eliminare il fattore determinante (per via farmaceutica e, ove richiesto, con un piccolo intervento chirurgico). È bene ricordare, al fine di tranquillizzare le mamme in lettura, che in ogni caso un intervento è ipotesi estremamente rara. Nessuna paura dunque!

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