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Guide e Consigli

Perdere peso con l’ipnosi: come liberarsi dalla dipendenza da cibo

L’obesità e il sovrappeso rappresentano una malattia sociale del mondo contemporaneo, in modo particolare nei Paesi occidentali, con conseguenze che riguardano la salute di tutti. Si tratta di una vera e propria patologia che si è diffusa sempre di più nel corso degli ultimi tempi, con le condizioni sociali che hanno causato un totale isolamento mentre si sono ridotte le attività gradevoli in compagnia delle altre persone. È successo, così, che il piacere sia stato riversato interamente nella ricerca di cibo, il quale è divenuto fonte di gratificazione ma al tempo stesso una sorta di anestesia nei confronti di sintomi quali la depressione e l’isolamento. Il problema è che tale piacere ben presto diventa un’abitudine, per poi sfociare in una dipendenza.

Cosa fare per dire addio alla dipendenza dal cibo

Tanto le donne quanto gli uomini possono avere problemi di obesità e sovrappeso, anche se tra i maschi si nota una certa ritrosia nei confronti della psicoterapia. Nella maggior parte dei casi, nel momento in cui il cibo viene associato a una dipendenza e si desidera arrestare tale dipendenza, conviene optare per una psicoterapia che si fondi sull’ipnosi. La prima seduta di ipnosi serve ad apprendere l’auto-ipnosi. In pratica il paziente viene messo nelle condizioni di provare in che cosa consiste l’ipnosi e che stato di coscienza si sviluppa nel corso del suo svolgimento; a quel punto il soggetto è invitato a riprodurre da solo quello stato di coscienza.

Dopo l’auto-ipnosi

La prima seduta di ipnosi, pertanto, è finalizzata a far capire ai pazienti in che modo l’auto-ipnosi può venire esercitata. Essa è utile quando le persone che desiderano perdere peso non riescono a mantenere il controllo, finendo per mangiare più del dovuto. Si può dire che l’auto-ipnosi è l’aiuto che serve a non aprire il frigo quando si desidera seguire un regime dietetico. Sempre tramite l’ipnosi, il paziente ha la possibilità di visualizzare la propria persona in versione magra, vale a dire con lo stato di forma che potrà sfoggiare nel momento in cui avrà raggiunto l’obiettivo per il quale sta seguendo la dieta. Tale meccanismo serve a incrementare la motivazione per non commettere errori, dal momento che si mostra al soggetto il risultato che si potrà ottenere.

Una malattia sociale

L’obesità è stata classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una condizione medica generale. In particolare ad essa è stato attribuito il codice E66 nel novero delle malattie metaboliche, nutrizionali ed endocrine. Si tratta di una patologia che in tutti i casi deve essere valutata nella sua complessità, il che vuol dire che ci si deve basare anche sugli aspetti psicopatologici e psicologici che la riguardano. Così si può stabilire un approccio terapeutico adeguato, secondo i consigli forniti dall’American Psychiatric Association. Per un corretto studio del paziente obeso è necessario verificare se si sia in presenza di un disturbo mentale. Si procede, quindi, con la valutazione della comorbilità organica o psichica, con la codificazione delle caratteristiche di personalità e con la valutazione della funzionalità globale della persona e degli eventi stressanti della sua vita.

L’ansia e l’obesità

Non di rado l’obesità viene associata al panico e all’ansia generalizzata, così come ad altri disturbi dello spettro ansioso quali il disturbo ossessivo compulsivo e, più in generale, le diverse manifestazioni cliniche dei quadri depressivi. Non possono essere dimenticati in questa rassegna il disturbo da binge eating e gli altri disturbi alimentari e della nutrizione; si tratta di condizioni in grado di influenzare in misura consistente la gestione del soggetto obeso, e che proprio per questo motivo necessitano di un trattamento ad hoc. Nel caso in cui tali disturbi non vengano riconosciuti, la gestione integrale della compliance terapeutica della persona obesa ne risulta influenzata, con il rischio che nel tempo i sintomi si cristallizzino in quadri clinici più ostici e caratterizzati da un livello più elevato di complessità.

Il disturbo da alimentazione controllata

In una prospettiva psicopatologica nel corso degli ultimi anni è stata riscontrata una incidenza superiore tra le persone obese del disturbo da alimentazione incontrollata. Si tratta di una condizione che comprende frequenti episodi di abbuffata: per esempio, chi ha questo problema si ritrova a mangiare in un certo lasso di tempo una quantità di cibo decisamente maggiore di quella che qualsiasi altra persona consumerebbe. È comune la sensazione di non essere in grado di fermarsi o di non riuscire a controllare quanto si mangia. Le abbuffate sono associate a un evidente disagio, anche se non si ricorre a lassativi o al vomito.