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Gravidanza

Parto record: mamma di 183 chili partorisce all’ottavo mese un bimbo che pesava già 4 chili e 400 grammi

 

Non pensavano sarebbe riuscita e l’hanno fatta partorire a 34 settimane, vista la sua mole. Senza arrivare al termine, il bimbo, un maschietto in ottima salute, pesava già 4 chili e 400 grammi. Enorme: “Un parto eccezionale” lo hanno definito i medici del reparto di Gravidanza a rischio dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Ecco perché.

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mamma elefante

“Il parto di una signora di tale peso con una imponente elefantiasi agli arti inferiori – spiega Raffaele Petta, direttore del reparto di Gravidanza a rischio – rappresenta sicuramente un evento raro. Avevo già operato con la équipe, nel 2012, una paziente del peso di 176 chili, ma con questa paziente ci siamo spinti ben oltre”.

Lei ha 38 anni, è di Salerno, ma vuole restare in anonimato, soprannonimata la “donna elefante” per i suoi 183 chili e una obesità grave che la attanaglia fin dall’adolescenza. In sala operatoria erano presenti dieci medici tra ginecologi, anestesisti, cardiologi, rianimatori e neonatologi.

In casi del genere, il parto è un momento di alto rischio per la salute della mamma e del bambino. “È stato necessario ricorrere a una postazione particolare – ha aggiunto Petta – in grado di adattarsi alle caratteristiche fisiche della signora; inoltre, essendovi un alto rischio di embolia polmonare per il sovrappeso della paziente e per i precedenti tromboembolici, si è ricorso al sistema di compressione sequenziale per la prevenzione della trombosi profonda, utilizzando particolari gambali pressurizzanti, procurati dal responsabile della sala operatoria Luigi Giorgio».
Estremamente complesso si è rivelato il taglio che abitualmente si esegue nei cesarei: “Avrebbe comportato una necrosi della ferita con infezioni gravissime, a volte anche letali – ha specificato il medico – abbiamo quindi optato per un taglio inusuale, trasversale sempre, ma tre centimetri sopra l’ombelico. Ci ha consentito di minimizzare i rischi e le complicazioni legati all’intervento”.