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Gossip

Vietata! Kate Middleton, la parola che la tata dei suoi figli non può mai usare

Le ultime indiscrezioni danno Meghan Markle prossima al parto. La duchessa e moglie di Harry d’Inghilterra è entrata nell’ottavo mese di gravidanza e dovrebbe partorire a fine aprile, ma il lieto evento potrebbe avvenire prima del previsto. Secondo quanto riporta il magazine New Idea, fonti vicine a Palazzo avrebbero riferito che i medici sono già in allerta. Sono voci e probabilmente Baby George, Charlotte e il piccolo Louis dovranno ancora aspettare qualche settimana prima di conoscere il cuginetto (o cuginetta) il cui arrivo non ha comunque oscurato l’attenzione su di loro. L’ultima chicca, difatti, riguarda proprio i tre figli di William e Kate Middleton, che da anni ormai possono contare sull’aiuto della tata Maria Teresa Turrion Borrallo. (Continua dopo la foto)

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È la tata ufficiale dei duchi di Cambridge ed è considerata una fra le più qualificate bambinaie al mondo. Per lei, 44 anni, è chiaramente un grande essere al servizio della corte inglese. Quello che fino a oggi non sapevamo, però, è che c’è una parola in particolare che tata Maria non può pronunciare di fronte ai duchi di Cambridge. (Continua dopo la foto)

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Stando a quanto riportato dal magazine EL Confidencial, infatti, i tre eredi di William e Kate non possono essere chiamati con il nome di “bambini”. Ennesima regola che fa parte del rigido protocollo reale? No, non questa volta. Come spiega Il Giornale, non si tratta di un altro regime imposto dalle ferree regole di Palazzo, ma è la tata stessa che ha l’obbligo di non rivolgersi in quel modo verso George, Charlotte e Louis. (Continua dopo la foto)

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La Borrallo è stata infatti formata nella prestigiosa scuola di Norland, da cui provengono le baby sitter più preparate di tutto il Regno Unito, tanto che molte di loro terminati gli studi finiscono per lavorare in famiglie dell’aristocrazia inglese. Ed è proprio la scuola in questione a prevedere la limitazione sulla parola “bambino”. Motivo? Il suo uso potrebbe essere considerato come un segno di superiorità da parte dell’adulto, invece se viene utilizzato il nome di battesimo, si viene a instaurare una forma di rispetto, indipendente dai limiti di età.