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Gravidanza

Lo stress in gravidanza viene trasmesso dalla mamma al bambino

Un recente studio d’oltremanica ha dimostrato come lo stress della mamma in gravidanza si ripercuota in maniera negativa sulla vita del bambino. La gravidanza di una donna rappresenta il periodo in cui il feto che porta che in grembo è maggiormente sensibile ai cambiamenti epigenetici, ovvero quelle variazioni legate alle informazioni provenienti dall’ambiente. L’epigenetica è, infatti, una branca che studia i mutamenti genetici derivanti dall’interazione con l’esterno ma che non riguardano la sequenza di Dna. Le influenze ambientali possono essere di diverso tipo: l’alimentazione, gli agenti inquinanti e non ultimo lo stress materno. Lo studio, pubblicato sul Journal of Developmental Origins of Health and Disease, ha fornito risultati interessanti in tal senso.

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Stress in gravidanza: il cortisolo è un indicatore

La ricerca ha avuto come oggetto di analisi i livelli di cortisolo delle madri prima e dopo la gravidanza. Perché proprio il cortisolo? Perché si tratta di un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali e sintetizzato su stimolazione dell’ACTH (ormone adrenocorticotropo), prodotto dall’ipofisi e associato allo stress. La misurazione è andata avanti ogni settimana per otto settimane. Lo studio si è poi interrotto fin quando i figli nati non hanno compiuto undici anni. Solo a questo punto hanno potuto valutare le abilità di coping dei bambini, cioè gli sforzi cognitivi, emotivi e comportamentali messi in atto dall’uomo per gestire e affrontare al meglio una situazione ritenuta stressante. L’obiettivo era quello di capire l’associazione tra lo stress materno durante la gravidanza, e lo sviluppo delle abilità che permettono di gestire situazioni stressanti nei loro figli. I due particolari momenti “sotto esame” erano l’inizio di un nuovo anno scolastico e la sfida di parlare in pubblico, rispettivamente ritenuti stressante naturale e stressante sperimentale.

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Stress in gravidanza: le reazioni di figli maschi e femmine sono differenti

Dai risultati è emerso che i figli maschi delle madri che avevano un cortisolo più alto durante la seconda settimana gestazionale, presentavano una condizione di stress nell’affrontate la sfida di parlare in pubblico, associazione non rilevabile nelle figlie femmine; mentre le madri con cortisolo più alto nella quinta settimana gestazionale, avevano figlie che percepivano stressante l’inizio di un nuovo periodo scolastico, non riscontrato invece nei figli maschi. Seppur con le dovute differenze, sia i figli che le figlie hanno avuto risposte cortisoliche più elevate a fronte di maggiori livelli di cortisolo delle mamme nella seconda o nella quinta settimana di gestazione e sebbene rimangano ancora sconosciuti i meccanismi biologici specifici che regolano tali associazioni è certo che essi coinvolgano la genetica e l’epigenetica. Dunque, essendo la gravidanza il periodo più sensibile per il feto, con ripercussioni sul futuro bambino, può risultare fondamentale implementare degli interventi che riducano lo stress materno e genitoriale durante tale periodo.