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Vita di coppia

Esci da una storia importante e da un lungo addio? Quello che fa per te è una “storia cuscinetto”: 3 mosse per farla funzionare

 

Gli addii dolorosi e travagliati lasciano sempre una scia di rabbia e disillusione. E il rischio è di passare settimane, se non mesi, impigrita e sfiduciata sul divano a rimuginare sui perché, invece di reagire, anche solo per distrarti da tutto questo pensare. La soluzione degli psicologi è quella comunque di vivere esperienze, di buttarsi in nuove storie, non pensando che siano la storia della nostra vita, ma con la leggerezza di chi esce da una relazione stabile. Si chiamano “storie cuscinetto”. Ecco cosa fare per farle funzionare.

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Qual è l’uomo giusto per una “storia cuscinetto”? Certo, ogni donna ha un traghettatore che può fare al caso suo. Non c’è un idealtipo valido per tutte: molto dipende dall’età, dalle esigenze che si hanno. “In linea generale possiamo comunque dire che dovrebbe essere un uomo accogliente, che ha voglia di corteggiarti, che sa capirti e che soprattutto sa farti divertire, dentro e fuori dalle lenzuola. Non deve impegnarti la testa come farebbe una storia seria, ma accenderti i sensi e darti quell’euforia che solo le novità sanno innescare”, dice l’esperto. “Visto che non è il compagno della tua vita, non deve essere perfetto, ma solo funzionale al momento che stai passando e anche lui deve volere un rapporto di questo tipo. Quindi, sì, esplicitate le vostre intenzioni, ma poi liberi tutti, senza essere intransigenti”.

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1 Non fare progetti e metti da parte le aspettative. La bellezza di questi rapporti è cogliere l’attimo, vivere solo il momento, con la gioia di condividerlo con qualcuno che ci fa star bene. Non importa quanto duri, ma finché si procede sulla stessa strada, fai in modo di ricaricare la tua energia e di nutrire la tua voglia di essere felice qui e ora.

 2 Ok, giochiamo! L’aspetto ludico e spensierato è fondamentale in questi flirt.

3- Abolisci qualsiasi forma di gelosia. È una storia talmente basata sulla leggerezza che ci sta anche un po’ di ambivalenza: non serve doversi dire tutto, né mettersi dei paletti l’un l’altro. E soprattutto non bisogna essere rigidi e inflessibili, mettendo in conto che ognuno ha la sua vita, le sue priorità e la sua autonomia.