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E dire che il seggiolino salva bimbo è stato inventato da un gruppo di studenti, ma mai prodotto. Che sia ora, per non raccontare ancora tragedie

 

Il seggiolino salva bambini è fattibile. Anzi, è stato già realizzato, ma mai prodotto. Presentato al Governo e forse sarà inserito nel nuovo codice della strada. Al momento contiamo ancora vittime: l’ultima l’8 giugno, una bimba di 18 mesi di Castelfranco di Sopra, lasciat in auto dalla mamma – 6 ore di ufficio – lei lì chiusa in quella auto caldissima – che credeva di averla già accompagnata al nido. E mentre infuriano le polemiche su come sia posibile “dimenticare” un figlio, ecco come funzionerebbe il seggiolino “salvabimbo”. Non solo: il destino a volte gioca degli scherzi: il seggiolino è stato inventato da un gruppo di ragazzi di un Istituto tecnico “Fermi” di Bibbiena, un paese a 60 chilometri da Castelfranco di sopra dove si è consumato la tragedia della piccola Tamara. L’invenzione è stata premiata al festival “InvFactor” del Cnr nel 2013. In linea d’aria, sono una trentina di chilometri. Fra Bibbiena e Castelfranco di Sopra ci sono una montagna e l’incapacità di accogliere un’idea e costruire in serie un seggiolino (Continua dopo la foto)

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Si tratta di un seggiolino che ‘avverte’ mamma e papà nel caso in cui il bambino sia rimasto chiuso in auto accendendo le frecce, facendo suonare il clacson e addirittura inviando sms ai loro cellulari e ad altri numeri impostati. Perché funzioni occorrono 4  condizioni: che il bambino sia seduto e legato, che la chiave sia stata disinserita dal quadro, che il guidatore si sia alzato dal suo posto e che abbia aperto la portiera. A questo punto il sistema di allarme entra in azione (Continua dopo le foto)

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E’ prevista anche la possibilità di attivare un a scheda gps che consenta di localizzare l’auto. I creatori sono 16 ragazzi che all’epoca frequentavano la terza classe dell’istituto. Secondo i realizzatori, la produzione del seggiolino su larga scala non costerebbe molto e potrebbe permettere di salvare numerose vite.