Baby in sling looking outdoor. Mother is carrying her child.
Bambino Famiglia

Baciosi, coccolosi, abbracciosi sono i figli ad alto contatto: viziati o aiutati a diventare sicuri si sé?

 

Fortunati e amati incondizionatamente, oppure viziati e iper coccolati. Così, a seconda dei punti di vista, vengono di norma definiti i bambini cresciuti “ad alto contatto”, uno stile di genitorialità che prevede, di solito ma non per forza, l’allattamento a richiesta e “a termine”, il portarli in braccio o in fascia, lo svezzamento tardivo, la condivisione della camera da letto (o del letto stesso) con i genitori, l’addormentarsi insieme. Una scelta educativa che paga in termini di sicurezza dei bambini o una scelta che li rende insicuri?
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Si tratta di una scelta educativa che si propone di riconoscere e assecondare i bisogni del neonato e del bambino, considerando le sue richieste istintive (stare in braccio, dormire accanto alla mamma, mangiare quello che mangiano loro, attaccarsi al seno a prescindere dalle necessità strettamente alimentari) delle esigenze naturali e fisiologiche, e non delle cattive abitudini o, peggio, dei “vizi” da scongiurare. Per molti genitori, inoltre, la scelta del cosiddetto alto contatto rappresenta anche un ritorno a pratiche di “maternage” più naturali e sostenibili, una sorta di recupero di antichi istinti e consuetudini ancestrali, comuni alla maggioranza dei mammiferi, a cominciare dai primati.

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Secondo la maggior parte degli studi un bambino cresciuto a stretto contatto con i genitori, coinvolto nelle loro attività quotidiane e abituato a trovare una risposta tempestiva ed efficace ai propri bisogni fisiologici, tenderà più facilmente a diventare un giovane e poi un adulto sicuro di sé e indipendente. Imparerà, in altri termini, a fidarsi delle proprie capacità di comunicazione e del prossimo, perché ha sperimentato, negli anni cruciali della prima infanzia, che basta chiedere – aiuto, cibo, conforto, contenimento – per trovare una risposta solerte ed empatica.