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Bambino

S.o.s neogenitori: cosa fare da subito con il neonato quando piange

 

Nel primo anno di vita il bambino non parla e i suoi bisogni sono comunicati con il movimento, la postura e la sensorialità. Attraverso urla e lallazioni comunica se ha fame, se il pannolino è sporco o se ha mal di pancia. Il pianto è diverso e i genitori devono imparare a capirlo. Come? A forza di stare a contatto col bambino. una cosa è certa: entro i primi 12 mesi i capricci non esistono. Siamo noi genitori che interpretiamo come capricci alcuni atteggiamenti dei bambini e li puniamo nei primi mesi di vita pensando di educarli. Ma è tutto sbagliato

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l’epoca del ‘NO’ arriva, ma verso la fine del primo anno di vita. In questo periodo il ‘NO’ non viene ascoltato, anzi stimola il bimbo a ripetere l’azione vietata per catturare l’attenzione della sua mamma e del suo papà. A livello viscerale i bambini solo avendo l’attenzione dell’adulto sono sicuri di sopravvivere. Bisognerà che i genitori siano propositivi e non proibitivi, per aiutare i figli a crescere e a sperimentare, perché la crescita passa attraverso il soddisfacimento della curiosità.

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Non lesinate le coccole e il tenerlo in braccio: gli esseri umani vivono i primi nove mesi dentro un utero, un ambiente piccolo, dove c’è contenimento poi all’improvviso si è costretti a passare ad un ambiente aereo e senza contenimento. Quando parliamo del bambino pensiamo a lui con la nostra testa, la nostra razionalità, l’esperienza, la cultura e le nostre convinzioni. Il bambino, al contrario, è tutto visceralità. Il suo comportamento non è razionale. Rassicuriamolo con gli abbracci.