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Omicidio di Chiara Poggi, ora esplode la polemica. Dopo la rivelazione-choc sul dna che potrebbe scagionare Alberto Stasi, arriva la replica della madre

 

“C’è una sentenza definitiva e per noi quella vale. Se la difesa di Stasi ha un nome, lo faccia pubblicamente, senza nascondersi dietro un dito”. Sono le parole di Rita Preda, la madre di Chiara Poggi, secondo quanto riferito all’Ansa dall’avvocato di parte civile Gian Luigi Tizzoni. “Adesso li sfido a presentare una denuncia formale nei confronti di chi ritengono responsabile. A mio giudizio non è emerso alcun elemento di novità da questi ulteriori accertamenti”, ha aggiunto l’avvocato Gian Luigi Tizzoni. Il legale ha poi aggiunto: “Tutto è già stato affrontato nella perizia del professor De Stefano, che ha ritenuto i risultati dell’esame dei margini delle unghie giuridicamente inutilizzabili, con l’accordo per altro di tutte le parti. Da due analisi di quel materiale sono emersi risultati completamente diversi”. Secondo l’avvocato Tizzoni, i periti della famiglia Stasi avrebbe agito in questo modo: “Hanno raccolto il Dna di una persona di cui sospettano. Bisogna però domandarsi con che cosa l’hanno comparato. Evidentemente con uno solo dei due estratti. Ma per la Cassazione è necessario che ci sia ripetibilità sullo stesso campione”.  (Continua dopo la foto)

chiaradentrodueIl caso, che sembrava chiuso dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, l’ex fidanzato, a 16 anni, è tornato agli onori della cronaca dopo la rivelazione della difesa di lui che ha chiuso alla Procura di Pavia di indagare su un “maschio” della cerchia delle amicizie di Chiara Poggi, che il 13 agosto 2007, giorno del suo omicidio, si trovava a Garlasco e il cui nome è già negli atti dell’indagine. I difensori hanno in mano una relazione di un genetista, già depositata agli inquirenti, secondo la quale il dna trovato sotto le unghie di Chiara è compatibile con quello del soggetto. La famiglia di Stasi ora chiede che il processo, uno dei più tormentati della recente cronaca giudiziaria, venga riaperto. Lo fa sulla base dei risultati di una nuova indagine secondo cui, appunto, le tracce di dna rinvenute sotto le unghie di Chiara non sono affatto di Stasi che da un anno è rinchiuso nel carcere di Bollate da un anno. Ma di qualcun altro che, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, ha un nome e un cognome. E che corrisponde, appunto a questo identikit: maschio, amico di Chiara, già citato nell’inchiesta e che si trovava a Garlasco il giorno del delitto. I campioni del dna esaminati dai tecnici sono stati prelevati da un cucchiaino e da una bottiglietta d’acqua.

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Per l’avvocato Tizzoni con gli elementi portati dalla difesa di Stasi, si potrebbe arrivare al massimo “a un concorso di colpa ma non a farlo uscire dal carcere”. Oggi Stasi ha 33 anni, all’epoca dei fatti ne aveva 24. Il 12 dicembre dello scorso anno la Cassazione aveva confermato i 16 anni, mettendo la parola fine a una vicenda processuale complessa, nel corso della quale Stasi è stato anche assolto due volte.

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