Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
12-03-2014 Roma
Politica
Conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri
Nella foto Giuliano Poletti

Photo Fabio Cimaglia / LaPresse
12-03-2014 Rome (Italy)
Press conference after the Council of Ministers
In the photo Giuliano Poletti
Primo Piano

“Io privilegiato? Guadagno 1.800 euro per un lavoro part-time”. Parla Manuel, 42enne giornalista, figlio del ministro Poletti che con la sua gaffe ha fatto arrabbiare tutta Italia

 

L’ennesima gaffe paterna sui «cervelli» che sono andati via dall’Italia e che «è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi» ha puntato i riflettori su Manuel Poletti, 42 anni, giornalista, figlio del ministro del Lavoro Giuliano. Ecco, lui, in Italia, il lavoro l’ha trovato a differenza delle migliaia di giovani che sono stati costretti a lasciare casa. Ma se ha vita facile un motivo c’è: lui può  contare su una generosa mano pubblica. A smascherarlo i social che subito si sono vendicati del ministro: «Facile difendere #JobsAct e #voucher quando persino tuo figlio ha azienda che campa grazie a contributi editoria pagati dallo Stato», è uno dei tanti commenti fioccati su Twitter. Ora, a parlare sulla Stampa è proprio il figlio del ministro. «Io privilegiato? Non direi proprio. Lavoro part time come direttore di un settimanale e guadagno 1800 euro al mese. Siamo una cooperativa, nel 2015 ci siamo tagliati gli stipendi per non lasciare a casa nessuno», si difende Manuel Poletti, come se guadagnare 1.800 euro, peraltro per un lavoro part-time, fosse poco. (Continua dopo la foto)
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Inoltre, il suo periodico “Setteserequi” percepisce fondi pubblici. «Il mio settimanale “Settesere” si è fuso con “Qui magazine”, che già percepiva fondi pubblici da anni come altre testate. E’ successo nel 2013, e mio padre neppure pensava a fare politica. Qualcuno davvero pensa che io debba cambiare lavoro perché mio padre fa il ministro?». Il giornalista lo incalza sulle agevolazioni della sua posizione ma lui si schernisce: «Ma per carità, mi viene persino da ridere. Faccio il giornalista da vent’anni, per 10 sono stato precario, poi mi sono stabilizzato. Anch’io sono stato all’estero per un periodo, poi sono tornato».

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E su quanto detto dal padre, afferma: «Mio padre ha usato una frase infelice, ma il concetto ha un fondamento: non si può dire che i migliori vanno all’estero e in Italia restano solo i mediocri. Ha a cuore il tema del lavoro dei giovani, ha lavorato molto sul progetto “garanzia giovani” e anche l’anticipo delle pensioni servirà a creare più spazi nel mercato del lavoro». E se lo dice lui…