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Bambino

In Italia sempre più famiglie in difficoltà: solo 1 bimbo su 4 frequenta l’asilo nido

 

“Abbiamo appena completato il monitoraggio del sistema nazionale dei servizi per i bambini e le bambine da zero e sei anni. Uno studio che evidenzia che, in media, solo un bambino su quattro frequenta un nido. Inoltre, la situazione nella fascia 0-3 è molto diversificata nel Paese. In alcune regioni del centro-nord un bambino su tre va al nido mentre nel meridione meno di uno su dieci ha la stessa opportunità. Bisogna lavorare per creare un sistema diffuso ed equilibrato in tutta Italia. Un diritto di tutti i bambini e di tutte le bambine non può essere condizionato dal luogo in cui si nasce. Speriamo che i nostri dati aggiornati servano a costruire l’attuazione equilibrata della riforma di questo settore educativo”. Così Aldo Fortunati, direttore dell’area educativa dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, struttura che per conto del governo nazionale si occupa di monitorare e studiare le politiche dell’infanzia, in un servizio di Adnkronos. Sono allarmanti i dati emersi nei giorni scorsi durante il convegno nazionale ‘Narrare le infanzie’. “Alla base del confronto che si è svolto a Palermo, ci sono le differenze che costellano il Paese sul fronte dei servizi educativi, marcando le distanze tra Nord e Sud. Distanze che oggi anche Save the children ha ricordato nel suo rapporto”, ha detto l’assessora al Comune di Palermo Giovanna Marano intervenendo al convegno. (Continua dopo la foto)

dentroSulla stessa lunghezza d’onda la relazione di Aldo Cerini, componente della Commissione ministeriale 0/6. “Non sarà facile concretizzare la riforma del sistema educativo 0/6 – ha affermato – perché attualmente l’offerta educativa è divisa in strutture molto diverse in un Paese dalle tante sfaccettature. I nidi destinati alla fascia 0/3, esperienza che ha grande valore educativo e pedagogico, oggi sono frequentati solo dal 23% dei bimbi. E tra l’altro con grandi oscillazioni che vanno dal 50% di utenza in alcune città del nord al 5% di alcune città del sud. I nidi hanno un costo molto elevato per i Comuni e per i privati riconosciuti, questo si traduce in una spesa troppo alta per i genitori. Gli investimenti pubblici previsti dal decreto 65, dunque, devono avere una priorità: abbattere le rette di iscrizione ai nidi per favorire l’accessibilità delle famiglie al servizio, soprattutto di quelle più in difficoltà”. Diversa la situazione delle scuole dell’infanzia per i bambini da tre a sei anni, che hanno tradizione molto più antica. “Oggi sono frequentate dal 95% dell’utenza complessiva – ha specificato Cerini – e l’obiettivo è di arrivare al 100%. Il 60% sono statali, il 10% comunali e il resto sono private. Qui il problema è garantire una buona qualità a tutte le strutture, a prescindere da quale tipo di gestione abbiano”. (Continua dopo le foto)

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Tra le relatrici anche Arianna Saulini, di Save the children, organizzazione che oggi ha presentato il suo Rapporto sulla povertà educativa. “Abbiamo aggiornato l’indice sulla povertà educativa nelle nostre regioni – ha detto – e in Italia permane un grosso divario tra il nord e il sud del Paese con quattro regioni che sono il fanalino di coda, tra cui proprio la Sicilia. Per questo a Palermo la nostra organizzazione è presente con propri centri in due quartieri, allo Zen e alla Zisa, in collaborazione con i partner locali. Qui abbiamo avviato “Punti luce”, destinati a giovani dai 6 ai 16 anni, e spazi mamme, destinati alla fascia 0/6”.