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Aveva 4 giorni di vita e fu ricoverato in ospedale per una rara forma di polmonite. Da quel giorno non è più uscito, ecco com’è la sua vita

 

Ride felice nel suo lettino, il piccolo Arlo Newcombe eppure non ha idea di ciò che esiste al di fuori dei confini della sua stanza.Tutto il suo mondo è racchiuso in un angolo di 2 metri, del suo reparto ospedaliero e ogni infermiera e medico è, per lui, un altro membro della famiglia. Nell’arco di un anno da quando è nato, Arlo non ha mai assaggiato l’aria fresca o la luce naturale diurna e la camera da letto che i suoi genitori hanno decorato con entusiasmo per lui, solo un’ora lungo la strada, rimane intatta.

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Il piccolo Arlo è disperatamente malato, non può lasciare l’ospedale. Soffre di un ceppo unico di malattie polmonari così rare che non è mai stato visto prima nel Regno Unito. Significa che le sue ore, giorni, settimane e mesi sono spesi stando attaccato alle macchine per assicurare che i suoi piccoli organi continuino a funzionare. Ma Arlo pensa che quella sia la vita, non sa di essere malato. Ride, grida, sorride e dorme, e gode anche dei giochi coi suoi due fratelli più grandi, quando vanno a trovarlo in ospedale, Luca, 7 anni e  Sonny, 3. “L’altro giorno ho cercato di allontanarlo dal suo letto per poter sedere sul mio grembo sulla sedia, e ho capito che i suoi tubi non si allungano così lontano”, ha detto il padre di Arlo, Mike Newcombe. “Allora ho capito che non solo Arlo è confinato in una stanza, è costretto in un angolo di una stanza”.

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Arlo è nato il 16 maggio dello scorso anno, dopo una gravidanza regolarissima. Ma nell’arco di un’ora stava lottando per respirare ed è stato sottoposto a cure speciali. “Appena nato, i medici hanno notato qualcosa di singolare nel suo modo di respirare che all’inizio sembrava anche divertente”, ha detto il padre 39 anni. “All’inizio la squadra medica non pensava che ci fosse qualcosa di cui preoccuparsi”. Meno di 24 ore dopo, Arlo era stato intubato con sospetta polmonite e dopo quattro giorni presso l’ospedale è stato trasferito nella clinica dove da quel giorno ha sempre vissuto.